Counseling

COS’È IL COUNSELING
Il counseling è un incontro tra due persone – il counselor e il cliente – che grazie ad un dialogo orientato, instaurano una relazione di qualità, in un clima d’ascolto, che favorisce la capacità di individuare, riconoscere e ristrutturare il disagio estrapolando dal cliente stesso le risorse che occorrono per superarlo.
In questo processo, in cui la relazione è “il fattore di cura”, il cliente è protagonista del processo ed è guidato ad esaminare il suo problema da diversi punti di vista, fino a scorgere nuove letture e diverse possibili soluzioni dello stesso.

COSA FA UN COUNSELOR
Il counselor è il professionista dell’arte maieutica di estrarre le potenzialità presenti negli individui.
Egli crea le condizioni capaci di favorire la libera espressione degli atteggiamenti emotivi e nel corso della consultazione risponde ad essi più che alle istanze intellettuali presentate dal cliente.
A favorire e permettere il processo: le qualità umane del counselor che – oltre alle tecniche apprese a scuola – userà le proprie risorse interne e l’esperienza personale resa fruibile dal percorso di supervisione. Attitudini generali del counselor:
- Sospende il giudizio
- Sospende l’interpretazione
- Non provoca la nuova visione del mondo attraverso una pressione
- È neutro e accettante nei confronti della persona che non è il disagio
- È ricettivo, interessato e attento.

COME FUNZIONA NELLA PRATICA
Per iniziare si fa un colloquio per conoscersi e:
definire il disagio: che idea ha il cliente del suo disagio? Perché è giunto alla conclusione di dover cambiare qualcosa? Cosa è “disposto a fare” per generare questo cambiamento? Che cosa potrà fare una volta che il disagio sarà risolto? Con chi condividerà la gioia di aver risolto il disagio? Come userà l’energia/il tempo che avrà a disposizione una volta risolto il disagio stesso?
definire quanto tempo occorre per risolvere il disagio: viene definito un “contratto” chiaro in termini di obiettivi e di tempo necessario per portare a termine il processo. In generale, quando si tratta di una persona, mediamente la consultazione non supera i 4 incontri; quando si tratta di un’azienda (o di gruppi come una classe) la consultazione non supera i 7 incontri;
• riconoscere e allargare la propria griglia di rappresentazione del disagio: esplorazione delle credenze su se stessi, sul mondo e sugli avvenimenti.

CENNI STORICI
Stabilire qual è il periodo in cui nasce il Counseling, come oggi è inteso, non è cosa facile. Si fa risalire la nascita della professione agli anni ’50 negli Stati Uniti e agli anni ’70 in Europa. In particolare, in Gran Bretagna il counseling è stato utilizzato sia come servizio d’orientamento che come strumento di supporto nei servizi sociali e nel volontariato.
Vasta scala d’applicazione si ritrova nel reinserimento dei reduci di guerra nella società civile statunitense dopo la seconda guerra mondiale.
In Italia fa il suo arrivo silenzioso negli anni ottanta e inizia a diffondersi negli anni novanta, attraverso le parole di Rollo May e Carl Rogers che getta le fondamenta del Counseling come lo intendiamo noi oggi con il suo testo: Counseling e Psicoterapia (1940) e la successiva definizione della Psicologia esistenziale.
Attualmente in Italia rispondono alla necessità di regolamentare la professione: la LUC (Libera Università degli studi e delle ricerche sul Counseling) alla quale il corso aderisce; la SiCo (Società Italiana di Counseling) e la FAIP (Federazione delle Associazioni Italiane di Psicoterapia), per contribuire alla diffusione di una nuova cultura del counseling.

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